Altre volte, sempre a partire dall'epoca patristica, la stessa idea è resa per mezzo di un paragone: la Scrittura è simile a una noce il cui guscio rappresenta la lettera, e la polpa il senso spirituale; benché in ambedue i casi la superficie sia bella, quanto più dolce è l'interno che scopriamo schiacciandola! Tuttavia, la simbolica donna del Convivio non somiglia all'a. Tra gli avversari, F. Schneider, Der Brief an Can Grande (in " Deutsches Dantes- Jahrbuch " XXXIV-XXXV, Weimar 1957, 3-24, e C.G. E.H. Curtius, La littérature européenne et le Moyen Age latin, traduz. Non è a dire che essa inglobi tutti i procedimenti espressivi figurati. Tuttavia questi sviluppi, già di per sé considerevoli, non esauriscono la sua attività di allegorista. 113-114). - Da quanto precede risulta accertato che D. non soltanto ha analizzato teoricamente il meccanismo dell'esegesi allegorica, ma ha largamente interpretato secondo questo metodo tanto il contenuto della cultura pagana quanto quello delle Scritture. Beiträge zur Kirchengeschichte, Lipsia 1921, 2-3, 8-13; A. Pézard, D. sous la pluie, cit., pp. Il significato sarà tanto più percepibile quanto più esatta sarà la conoscenza della cultura teologica di D.; a tal proposito possiamo ricordare Pd XXX 61-114, dov'è descritto il fiume di luce che non tarda a raccogliersi in un immenso lago rotondo esteso al ridosso del cielo cristallino. tra l'altro Nel mondo di D., cit., pp. (Aen. Tanto più che l'esistenza stessa di una tipologia interna alla Commedia resta controversa. Si tratta della sola opera che abbia saputo fondere una concezione storica della letteratura italiana e un giudizio critico personale. Curtius, La littérature européenne, cit., pp. È il caso dei celebri versi " Quid non mortalia pectora cogis, / auri sacra fames ! " 10, 11). L’allegoria è nel concetto. È così che il sorriso e lo sguardo della donna gentile sono presentati rispettivamente come simbolo delle persuasioni e delle dimostrazioni della filosofia (III XV 2, 19). Epistola XIII a Cangrande della Scala. Helm, 83-84) e, prima di lui, Servio da cui passerà nel XII secolo in Alano di Lilla (per questi ultimi autori vedi E.R. Sicché, la storia di Enea che si distacca da Didone (Aen. méditerranéen " II [1947-1948] 179). Ma, più tardi, Eucherio (Formulae, praef., 3 9-11) estenderà il procedimento all'insieme delle Scritture, Nuovo Testamento compreso. 85 - 142 - Dante Alighieri In entrambi si hanno due significati, con la differenza che: nell'allegoria il rapporto tra il significante (un'immagine, una descrizione ecc.) Indubbiamente quello che D. rimprovera a questi eresiarchi è l'abuso e lo sviamento dell'a., e a conferma della parentela tra i due testi vale la comune menzione di Parmenide e di Melisso in Mn III IV 4 e Pd XIII 125, come esempi di spiriti fallaci. e dove il tanto faticar fu volto: in sacram script., P.L. Più che sul senso allegorico essa deve vertere sul senso letterale. 12, commento al passo I 5, 410b 28. Si tratta della spiegazione spirituale, ordinata alla vita eterna, di un testo che peraltro è vero nel senso letterale. Diehl, 25 10-12). I 5 3, In Hezech. V 2). P. Renucci, D. disciple et juge, cit., pp. In questa prospettiva la duplicità delle spade di Pietro significherebbe semplicemente quella di parole e opere (§§ 18-19; B. Smalley [The Study of the Bible in the Middle Ages, Oxford 19522, 306-307] osserva a ragione che qui l'interpretazione ‛ tipica ' di D. è molto meno allegorica di quella dei suoi avversari, conformemente alla comune dottrina dei medievali che vedevano nel significato metaforico della Bibbia una dipendenza dal senso letterale). 89-94] il ‛ veltro ' è il papa Benedetto XI). 37-38) ha visto la novità rispetto alla tradizione patristica e medievale anteriore al XIII secolo (cfr. La tendenza generale è definita in Cv II IV 1-7. dantesca tutta la sua ampiezza semantica in rapporto alla definizione etimologica del termine, e tale da non lasciar fuori le nozioni di simbolismo e di tipologia. L'esempio indubbiamente più esplicito è in questo caso il passo di Pd XI 49 ss. L'espressione allegorica. missor. Se ne incontrano fuori della Commedia, come in Eg II 58-64, dove si parla di una pecora dal carattere altero, ricca di latte di cui riempie dieci ciotole. Orbene, non soltanto questa relazione istituita tra l'anagogia e le cose de l'etternal gloria si ritrova testualmente in s. Tommaso, ma più ancora l'idea, così profonda, che nel senso spirituale sono le cose significate dalle parole, e non già le parole come tali, che significano a loro volta altre cose (cfr. Talvolta questi diversi tipi di a. sono applicati da D. a uno stesso mito. Simili dichiarazioni dimostrano come le prime generazioni successive alla composizione della Commedia non erano più esitanti dell'autore a riconoscerle una portata allegorica. Per porre questa legge sull'ordine da seguire nel progresso della conoscenza, il poeta si richiama all'inizio della Fisica di Aristotile. In Cv III IV 4 e 11-13, era già stata formulata la stessa idea: siccome la parola ha mezzi più limitati del pensiero, non può seguirlo dappertutto, e i difetti delle rime sono scusabili quando il soggetto trattato è l'amore per la donna della canzone Amor che ne la mente (su questo tema del linguaggio che vien meno nel racconto di determinate esperienze, vedi anche If XXVIII 1-6 ss.). Egli infatti dice che la porta del tabernacolo, come risulta dal Vangelo (Iohann. Ancora un altro genere di a., di tipo storico, è quella ad esempio che troviamo in Ep VII 24-28, dove Mirra che si offrì con frode al padre Cinira (Ovidio Met. Ma è raro che D. sveli tanto nettamente il segreto delle sue a.: il più delle volte egli la lascia intendere in modo più o meno involuto. parafrasi e analisi dell'episodio in cui Orlando scopre la relazione della donna di cui è innamorato, Angelica, la bellissima principessa del Catai, con Medoro, semplice fante dell’armata saracena... I 1, 184a 16-21), la natura vuole che la conoscenza proceda dal più conosciuto al meno conosciuto; ebbene, il senso letterale è il meglio compreso dí tutti gli altri. D. infatti non svela esplicitamente il significato di questa lunga a., ma ne fornisce qualche indizio cammin facendo, e comunque sarebbe difficilmente immaginabile un'altra interpretazione che possa rendere ragione del testo nel suo insieme. I 5, P. L. 178, 1163 C-D, ma cfr. Di contro, per la tradizione cristiana, la lettera della Scrittura è garantita nella sua propria verità, prima di qualsiasi interpretazione spirituale. Le due donne coincidono, inoltre, nel fatto che il loro valore simbolico, pur se non enunciato espressamente nel contesto, si lascia indurre senza grossi rischi d'errore. Cos'è un'ALLEGORIA? San Tommaso ad esempio, partendo dal principio che il senso letterale di un testo è quello che l'autore ha l'intenzione di esprimere (Sum. un’azione che, nel suo primo senso, viene presentatanoncomebellafinzione,maco - me un evento storico, reale […]. 6 22 " in allegoriam trahuntur "). Una simile precisione geografica indica senza dubbio che D. riteneva l'episodio storicamente vero, e per di più Anteo viene collocato in uno degli ultimi cerchi dell'Inferno (If XXXI 100-145). Poco importa qui l'argomentazione di D., che è per altro artificiosa quasi quanto l'esegesi incriminata. Dice insomma qualcosa di diverso rispetto a ciò che esprime: possiede un senso letterale e anche qualcos’altro, qualcosa che “vuole dire”. III 22 32, P. L. 34, 78; cfr. a) Punti oscuri. 6. La teoria dell'allegoria. C. Spicq, Esquisse, cit., pp. Anche qui il senso letterale non è la figura, ma il figurato, non è il ‛ braccio di Dio ', ma la potenza di Dio; così parla Tommaso (Sum. : se certe visioni dell'intelletto sono intraducibili in linguaggio chiaro, sermone proprio, la via d'uscita è il ricorso alle metafore, come lascia intendere l'esempio di Platone. con Cv II I 13). X 298-502; cfr. .metrica_anafora { display:inline-block; width: 239px; height: 239px; margin:0 auto;} Senza dubbio. Pg XX 10-15; per P. Renucci [D. disciple et juge, cit., pp. La molteplicità dei singolari dettagli, infatti, orienta verso un'interpretazione non già morale (l'anima trascinata dalla cupidigia), ma storica: il carro della Chiesa, dopo aver patito le persecuzioni dell'Impero romano, le eresie, la donazione di Costantino, s'abbandona alla corruzione della curia romana fino al giorno in cui Filippo il Bello ridurrà la Chiesa in cattività trascinandola ad Avignone. m. -ci). 10 v.: " Et useremo inquanto basteranno le nostre forze l'uficio di fedele interprete. Occorrerà, oserei dire, seguire D. alla lettera e concludere che la prima donna gentile ha anch'essa, come quella del Convivio, come unica realtà quella allegorica. P. Renucci, D. discipie et juge, cit., pp. Questi riscontri mostrano che l'autore dell'Ep XIII, nel caso non sia D., si trovava con lui in una profonda comunione di pensiero e di sentimento. M. De Gandillac, Dante, cit., pp. Ma questo proposito è di breve durata in quanto, come nel caso dei versi di Ovidio scelti, come s'è visto, per illustrare le virtù della vecchiaia (e la Tebaide di Stazio per quelle dell'adolescenza), gli adornamenti della giovinezza sono scorti ben presto ne la parte de lo Eneida ove questa etade si figura, vale a dire nei canti IV, V e VI. E’ lo stesso procedimento della metafora ma ad un livello più esteso, per questo è stata definita “metafora continuata” in cui quanto espresso, con la narrazione o descrizione, non va inteso nel suo significato letterale, ma interpretato nel significato che si nasconde sotto la lettera, cioè nel suo significato simbolico. II 6, ed. L'allegoria è una figura retorica per cui, in letteratura, qualcosa di astratto viene espresso attraverso un'immagine concreta. dei ‛ poeti ', ma essi ne danno un'analisi diversa da quella di Dante. theol. A. Pézard, Un D. épicurien ?, in Mélanges E. Gilson, Toronto-Parigi 1959, 506 ss.). Perché una simile distinzione, peraltro fondata, possa prendersi in considerazione nel caso di D., bisognerebbe, così almeno sembra, ch'essa ai suoi tempi fosse entrata nell'uso. P. Renucci, D. disciple et juge, cit., pp. Un'altra a. religiosa, ma di tutt'altro genere, è rappresentata dalla processione che occupa quasi per intero il c. XXIX del Purgatorio. La vita attiva riceve indifferentemente come simbolo un personaggio storico come Lia e un personaggio fittizio come Matelda. senza posa o ristoro, Ammessa pure la possibilità di non cominciare dal senso letterale, ciò sarebbe inrazionale; difatti, come dice Aristotele (Phys. Ma talvolta lo fa. 373-376; H. De Lubac, Exégèse, cit., I I 187-198; J. Chydenius, The Typologica. Le allegorie sono un'opera interamente simbolica, il che significa che tutto nel corso della storia - personaggi, eventi e luoghi - è progettato per ritrarre un'idea astratta. Un lettore non avvertito durerebbe fatica a riconoscere di primo acchito in questo corteo, preceduti dai sette doni dello Spirito Santo; i ventiquattro libri del Vecchio Testamento, i quattro evangelisti, Cristo che tira il carro della Chiesa, le tre virtù teologali e le quattro cardinali o morali, infine i sette autori non evangelisti del Nuovo Testamento, tra i quali Luca e Paolo. Come minimo, il disaccordo degli esegeti mostra bene, come ha notato Bruno Nardi (Nel mondo di D., cit., p. 28), che i testi controversi sono di natura allegorica. Così, nel Convivio la relazione allegorica tra filosofia consolatrice e donna gentile è inattaccabile dall'incertezza che investe gli antecedenti del simbolo: essa rimane identica, sia che la donna non sia stata mai altro che una creazione letteraria, sia che abbia un passato di personaggio reale. Ma una finzione può sopportare un'interpretazione tipologica? für Gesch. L'esegesi allegorica dei miti e dei personaggi. Così, il fatto che D. pone Orfeo nel Limbo tra i filosofi e i sapienti dell'antichità (If IV 140), dimostra che egli lo ritiene un personaggio storico. patristica. Parimenti comune ai due testi è l'esempio del salmo 113 In exitu Israel de Aegipto, di cui il Convivio offriva solo il senso letterale e anagogico, mentre qui gli vengono applicate le quattro interpretazioni: secondo la lettera si tratta di un avvenimento della storia degli Ebrei; secondo l'a. Gli esempi tratti da testi e poesie famose sono il modo migliore per comprendere pienamente il significato dell'allegoria e perché viene utilizzata. San Bonaventura avverte, nel modo più esplicito, che non bisogna ricercare un senso allegorico in tutti i testi sacri (Breviloq., prol. Al limite tra XIII e XIV secolo, cioè esattamente al tempo di D., era in voga un celebre distico mnemotecnico - dovuto ad Agostino di Dacia (m. 1282) anche se spesso attribuito a Niccolò di Lira, che l'ha soltanto popolarizzato (cfr. Un'altra citazione di Orfeo è in If IV 140-141. theol. ), e che per Cv IV XXIII 14 rappresentano le quattro stagioni dell'anno e le quattro ore del giorno. bibl., P.L. Scip. A ciò D. risponde che circa sensum mysticum si compiono generalmente due errori: cercarlo dove non c'è oppure intenderlo diversamente dal dovuto. La donna di costoro è un'austera e sentenziosa matrona, mentre la donna gentile è una donna giovane e bella, che parla d'amore, parente prossima della Diotima del Simposio di Platone (v. M. De Gandillac, Dante, cit., 9; Sur le double visage de la Philosophie dans le " Convivio " de D., in "Arch. Hagen, 78 b 3-7, citato da J. Carcopino, Virgile, cit., p. 201, e P. Courcelle, Les exégèses, cit., p. 300). Senso litterale, limitato alla lettera delle finzioni, delle parole fittizie. Jacob, P. L. 23, 1308, sostituisce all'intelligenza spirituale l'a. parafrasi e analisi del primo canto del Paradiso di Dante: Beatrice, con l’atteggiamento di una madre amorevole verso il figlio, dolcemente chiarisce i dubbi di Dante....[vai alla parafrasi], "Qual rugiada qual pianto" di Torquato Tasso, "Proemio Orlando furioso" di Ludovico Ariosto, Canto primo del Paradiso vv. Una breve panoramica su cosa è un Allegoria L'origine di 'allegoria' la parola dal greco "allos 'che significa parlare. theol. P. Renucci, Dante, cit., pp. 44-50; H. De Lubac, Exégèse médiévale. Ciò nonostante, qui D. non rifiuta ogni interpretazione figurata (Quod si verba illa Christi et Petri typice sunt accipienda), nel senso che essa si accorderebbe con Matt. Il testo del Convivio presenta qui una lacuna che viene diversamente ricostituita. Costoro l'hanno in comune con i commentatori dei poeti greci e latini.È il caso di Donato, biografo e interprete di Virgilio, che si propone di non cadere nel duplice errore consistente nel credere che il linguaggio figurato, cioè allegorico, nelle Bucoliche o non c'è mai o sta dappertutto (Vit. Essi caratterizzano la nozione di simbolo con quella di significato nascosto, in opposto al senso chiaro (così Gellio Noct. 89-91). (I I 18). ἀλληγορία, comp. La lettera come fondamento ( Cv II I 12). Il Medioevo, quindi, non sembra proprio aver smentito la tarda antichità in questa assimilazione di simbolo e di a.; non c'è dunque motivo di disgiungere le due nozioni quando si tratta di esaminare il loro ruolo in un'opera letteraria medievale. 3-40), ritiene viceversa che già la donna gentile della Vita Nuova non è che un'a. b) Predecessori e ispiratori di D. - Ecco dunque un caso in cui il richiamo a teorie contemporanee sull'a. Dopo di che (§§ 8-14) assistiamo alla celebrazione del senso letterale che deve venire prima di tutti gli altri (soprattutto rispetto all'allegorico, dice quattro volte D.). I XII 38): quando il generale Pirro, messo in scena in questi versi, chiama ( o sembra chiamare) Era, egli secondo D. vuol significare la Fortuna cioè, per i cristiani, la Provvidenza. per es. Probabilmente siffatta considerazione permette, non certo di dirimere, ma di affrontare da un punto di vista inconsueto, quale quello dell'a., il sempre spinoso problema della Donna gentile. il Pézard (Avatars, cit., pp. [vai alla parafrasi], La pazzia di Orlando di Ludovico Ariosto ; da raffrontare con la mirabile visione di Vn XLII 1-3) - vi prefigurerebbero la visione di Dio e la rosa dei beati nel Paradiso (Pd XXX-XXXIII). in maniera accidentale ma interessante. Così la Scrittura attribuisce a Dio mani e piedi, e altro intende. - Alcuni degli esempi proposti da D. non sono meno tradizionali. H. De Lubac, Exégèse, cit., II II 254-255, e P. Courcelle, Les exégèses, cit., pp. I, lectio XI, citato da Busnelli-Vandelli, ad l.). H.G. I teologi prendono questo senso altrimenti che li poeti, ma D. seguirà questi ultimi. In Pg XXVII 97-108, Lia appare in sogno a D. per dirgli che il piacere che le è proprio è quello di abbellirsi con le sue mani, mentre quello di Rachele è di guardarsi tutto il giorno nello specchio, lei lo vedere, e me l'ovrare appaga, dov'è riconoscibile, appena velato, il classico dualismo delle due vite. [vai alla parafrasi], Canto primo del Paradiso vv. L'allegoria è spesso usata anche in. Preuschen, 175, 16-20; con ‛ corpo ' della Scrittura designa il senso letterale). theol. Mn II VII 5-6 offre un esempio di esegesi allegorica di Lev. Ne solamente apriremo el senso naturale. Diversi passi dei quattro primi e unici trattati lasciano intuire i termini di questa promessa: se la canzone Voi che 'ntendendo parla di un amore per una donna gentile - e non per madonna Filosofia, che è tuttavia il reale oggetto -, se essa nasconde il vero sotto figura d'altre cose, è perché egli non sarebbe degno di poetarne apertamente, e gli uditori non sarebbero in grado di cogliere un discorso senza finzione. Anche in questo caso, benché in modo meno evidente del precedente, Ugo riecheggia Gregorio Magno, sostenitore della stessa dottrina: a eccezione di un piccolo numero di testi biblici che si prestano alla triplice interpretazione, uno stesso testo biblico non può essere oggetto della spiegazione storica, tipologica e morale; e questi due ultimi termini portano la comune denominazione di a. Il che non risulta affatto: la definizione antica e medievale di a. è tanto larga da prestarsi a quasi tutte le varietà dell'espressione figurata, e comunque all'espressione simbolica. di scienze mor., stor. De An. Dietro l'impulso dato in tal modo da Gerolamo e Agostino fu così possibile a Giovanni Cassiano ed Eucherio di Lione, qualche anno più tardi, di formulare la dottrina dei quattro sensi dandole i nomi che l'uso imporrà (Giovanni Cassiano Conlat. metafisica sullo spunto di una pagina degli Annali di Ennio citata da Cicerone (Off. Con tutta evidenza ci troviamo di fronte a una ‛ strana ' a. il cui senso, senz'essere espressamente indicato dall'autore, è comunque suggerito piuttosto chiaramente. di Jean Pépin - in questi versi sia pressoché indubbia. Questa tendenza esegetica a vedere nell'opera di Virgilio un' a. delle diverse età dell'uomo o dell'umanità e virtù a loro convenienti, non era del tutto inedita. Il raccostamento tra Lia e Matelda è istruttivo per il funzionamento dell'a. C. Spicq, Esquisse, cit., p. 340, e H. De Lubac, Exégèse, cit., I I 23) - che condensava la dottrina nel modo seguente: " Littera gesta docet, quid credas allegoria, / moralis quid agas, quo tendas anagogia ". Basta pensare, ad esempio, al giovane vestito di bianco che visita D. durante il sonno e, piangente, lo intrattiene sulla nozione di circonferenza con un discorso latino che il poeta trova a buon diritto molto oscuro (mi parea che m'avesse parlato molto oscuramente, Vn XII 3-5). in sacram script., P. L. 112, 849 A s., " historia ", " allegoria ", " tropologia [qui aedificat moralitatem]", " anagogia "). Ma forse l'Ep XIII ne è meno indenne. I XVI 12, III II 7 e 10), ma l'idea è comune ai commentatori del IV e V secolo, quali Fulgenzio Planciade (Vergil. la sua citata traduzione delle 0euvres di D., appendice 17, 1707, per Pd XVII 107-108), questi versi e i successivi a una più fine analisi: sentendo che il tempo urge (Pd XVII 106-108), D. si vanta di condurre felicemente alla meta il carro della Commedia, diversamente da Fetonte, che è simile a quelli che, non comprendendo l'arte, pretenderebbero d'imitare facilmente il poeta o anche di comprenderlo in tutto. Di modo che in D. scopriamo, accanto a un'esegesi allegorica che prende come oggetto i dati a lui esterni, un'altra esegesi del tutto simile che egli saggia sulle sue stesse opere. 6. La lettera come involucro esteriore ( Cv II I 8-9). Lo stesso avviene in Pd XVII 1-6, quando D. vede nel mito di Fetonte l'immagine della sua personale situazione in quanto, come Fetonte andò dalla madre Climene per assicurarsi di essere proprio il figlio di Apollo, così lui attende dal trisavolo Cacciaguida la rivelazione dei pericoli che lo minacciano.