7/10. 01/10/2015 Niccolò Machiavelli 19 GIULIO II (Giuliano della Rovere) 1503-13 papa Vuole restaurare l’autorità papale nello Stato pontificio Riconquista quasi tutta la Romagna Prima nemico e poi collaboratore di Venezia, organizza con lei, la Spagna e Inghilterra … II: Lettere, legazioni e commissarie. Internet e informatica. G. ereditò dal papa borgiano il pieno controllo del territorio della Romagna e la sconfitta delle potenti famiglie baronali degli Orsini e dei Colonna, ma soprattutto «la via aperta al modo dello acumulare danari». Machiavelli, Giulio II, il principato ecclesiastico -- Maria Grazia Blasio: Le radici culturali di uno spagnolo alla corte papale : Bernardino de Carvajal -- Isabella Iannuzzi: Raffaele Maffei e i Commentarii Urbani -- Roasnna Alhaique Pettinelli: Per contrastare la fortuna, … Giuliano Della Rovere, nato ad Albisola, presso Savona, il 5 dicembre 1443 da Raffaello e Teodora di Giovanni Manirola, entrò nell’ordine francescano sotto la protezione dello zio Francesco Della Rovere che lo inviò a Perugia per seguire gli studi giuridici. Nei primi mesi del 1510 G. si dedicò al consolidamento del potere pontificio nei suoi territori, e a marzo ottenne dai Cantoni svizzeri un accordo quinquennale per il rifornimento delle milizie necessarie. di Machiavelli il proprio braccio destro, affidandogli gli incarichi diplomatici più delicati; Niccolò conobbe Ce-sare Borgia e seguì a Roma il conclave che elesse pa-pa Giulio II. Il pensiero politico di Machiavelli si nutre dell’esperienza accumulata con l’attività diplomatica svolta tra il 1499 e … M. sapeva bene chi fosse «San Pietro ad Vincula», sapeva che G. era alla quarta partecipazione al conclave, che aveva mancato di un soffio l’elezione nell’ultimo, recentissimo, del settembre 1503, quando nella prima votazione aveva ottenuto il maggior numero dei voti, che era insomma un cardinale potente e temuto già da una ventina d’anni. 3. Tuttavia, Machiavelli va oltre. Durante il pontificato di Innocenzo VIII, proprio per le modalità che avevano portato all’elezione del cardinale Cibo, il ruolo di Giuliano fu di grandissima rilevanza, e si accrebbe con la nomina del fratello Giovanni, già prefetto di Roma, alla carica di capitano generale della Chiesa. In appoggio al papa intanto affluivano in Italia le milizie dei Cantoni svizzeri e contemporaneamente aumentavano le difficoltà dell’esercito francese. Muore Giulio II e lo sostituisce nel 1513 Giovanni de' Medici col nome di Leone X. Machiavelli non nutre più alcuna speranza di tornare alla vita politica attiva. 3 e segg., 6-9, 22-24; A. Pastore, Giulio II, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, 57° vol., Roma 2002, ad vocem; Giulio II papa politico mecenate, Atti del Convegno, Savona 2004, a cura di G. Rotondi Terminiello, G. Nepi, Genova 2005; G. Inglese, Per Machiavelli. Ma le cose volsero al peggio per l’esercito spagnolo-pontificio: il 5 febbraio 1512 Gaston de Foix, comandante delle truppe francesi, liberò Bologna dall’assedio ed entrò in città. Giuliano della Rovere, francescano, fu creato cardinale dallo zio Sisto IV nel 1471; dopo aver assolto numerosi incarichi politici e diplomatici, divenne potentissimo con l’elezione di Innocenzo VIII, a lui legato da vincoli di gratitudine. Giulio II. Affiancando personaggi del calibro di Cesare Borgia e Giulio II si rese conto dell’arretratezza della repubblica fiorentina e nelle lettere che mandava alla sua città, oltre a riferire ciò di cui era incaricato, criticava in maniera non troppo velata l’atteggiamento attendista della Signoria Fiorentina. L’arte dello stato e la cognizione delle storie, Roma 2006; A. Capata, L’immagine machiavelliana di Giulio II nella Legazione presso la corte papale del 1503, in Giulio II. Apostoli in Roma, commissionato probabilmente allo scultore Andrea Bregno. La situazione di Firenze, al centro del contrasto tra Luigi XII Giulio II Sala dei Cinquecento, Firenze Papa Giulio II Giovanni Bentivoglio Lega di Cambrai vs. Alleanza con Venezia vs. Francia capitolo XI fattore in più di Giulio rispetto a Alessandro opera per la grandezza della Chiesa, e non per quella di un privato muore nel 1513 capitolo I buoni rapporti con Cesare Borgia, tuttavia, non durarono a lungo: il 2 dicembre 1503 Cesena e le altre città conquistate dal Valentino rientrarono in possesso del papa; negli stessi giorni il Borgia fu arrestato e rinchiuso in Castel Sant’Angelo, e l’uomo di fiducia del Valentino, don Micheletto, imprigionato nei pressi di Cortona, fu condotto a Roma e consegnato, il 9 gennaio 1504, al papa. Il 13 settembre 1506 G. entrò in Perugia quasi disarmato, con il solo appoggio della scorta, formata da circa centocinquanta soldati svizzeri, e fu accolto solennemente da Giampaolo Baglioni. Da ricordare inoltre – come esempio negativo – il giudizio contenuto in Principe xiii dove M. contesta l’uso delle armi ausiliarie adducendo l’«esemplo fresco» (Principe xiii 3) di G.: «Le arme ausiliarie, che sono l’altre arme inutili, sono quando si chiama uno potente che con le sue arme ti venga a difendere, come fece ne’ prossimi tempi papa Iulio» quando chiamò in suo aiuto Ferdinando il Cattolico (come membro della lega Santa) per conquistare Ferrara. M. si trova qui a registrare le fibrillazioni della Repubblica fiorentina di fronte al cambio di rotta di G. che mette in grande disagio i fiorentini, filofrancesi ma impossibilitati, in ogni caso, a rompere con il papa. Il giudizio di M., emerso già dalle primissime mosse di G., nasce da un’avversione innata dei fiorentini per le modalità assolutamente impulsive e non prudenti del nuovo papa. Il papa poté così recuperare Ravenna, Faenza, Imola e Forlì; Bologna, da cui fuggirono definitivamente i Bentivoglio, scomunicati dal papa, fu ripresa il 13 giugno dal duca di Urbino in nome della Chiesa. L’esperienza della vittoriosa riconquista di Perugia in condizioni di grande inferiorità militare impressiona M. e non è un caso che – proprio nel corso di questa missione – il Segretario concepisca i Ghiribizzi al Soderino nei quali sostiene che «Questo papa, che non ha né stadera né canna in casa, a caso conseguita, e disarmato, quello che con l’ordine e con l’armi difficilmente li doveva riuscire» (Lettere, p. 137). […] [ma] la brevità della vita non li ha lasciato sentire il contrario; perché, se fussino sopravvenuti tempi che fussi bisognato procedere con respetti, ne seguiva la sua rovina. Fammi sapere se però intendevi altro, un saluto! Lo zecchere Antonio Segni, e "amicissimo" di Leonardo da Vinci. 5° a. C., si inserì in seguito, soprattutto per opera di Cesare e di Augusto, nella leggenda delle origini troiane di Roma, riconoscendo... Giovanni de' Medici (Firenze 1475 - Roma 1521), secondogenito di Lorenzo il Magnifico; destinato alla carriera ecclesiastica, si laureò a Pisa in diritto canonico, avendo già ottenuto fin dalla fanciullezza benefici cospicui come la nomina ad abate di Montecassino e di Morimondo; nel 1489 era stato creato ... Giovanni Battista Cybo (Genova 1432 - Roma 1492); cardinale (1473), successe a Sisto IV (1484) con l'aiuto di Giuliano della Rovere e ricorrendo a numerosi intrighi. L’11 aprile i due eserciti si scontrarono sotto le mura di Ravenna: i francesi uscirono vincitori contro le truppe di Ramón de Cardona, comandante della lega Santa, pur se a prezzo della morte dello stesso Foix. Nel giugno 1502 è a Urbino presso Cesare Borgia, noto come il Valentino, figlio di papa Alessandro VI. Trae origine proprio dall’esperienza romana di quell’autunno del 1503 il successivo ‘ripensamento’ teorico di M. sulla «mala elezione» di Cesare Borgia contenuto in Principe vii. Nella missiva ai Dieci del 4 novembre 1503 leggiamo: E come io ho scritto per altre mie alle Signorie vostre, questo Pontefice è stato creato con uno favore grandissimo, perché da tre o 4 cardinali in fuora che aspiravano loro al papato, tutti gli altri vi concorsono, e Roano lo ha favorito sanza mezzo. Per i fiorentini G. era un personaggio sbalorditivo, un vero ‘outsider’, e anche altri «oratori» di Firenze riportavano giudizi stupefatti sul modo di agire del papa, per il quale prefiguravano sempre una rovina politica e militare imminente che però non si realizzò mai (cfr. Le lettere di M. ai Dieci costituiscono il resoconto dettagliato delle prime, energiche mosse del nuovo pontefice che lasciano intendere la natura tempestosa del papato appena inaugurato. Ostile ad Alessandro VI, alla ... Giùlio II papa. Sa vie et son pontificat, Paris 1873; M. Brosch, Papst Julius II. 3, 1904, pp. - Pittore e architetto (Urbino 1483 - Roma 1520). Divenne inoltre vescovo di Losanna, arcivescovo di Avignone e di altre diocesi francesi. Secondo Francesco Guicciardini il papa, pur lasciando alla città «segni ed immagine di libertà […], la sottomesse del tutto al dominio della Chiesa» (Storia d’Italia VII i). Scomparso dalla ... (propr. Terminato il pontificato di G., M. si pone di fronte alla difficoltà di un giudizio univoco che tuttavia è ineludibile. To browse Academia.edu and the wider internet faster and more securely, please take a few seconds to upgrade your browser. ... la malattia e l’ostilità del nuovo papa Giulio II). Ad essi dedicò il 30 aprile 1477 un monumento funebre nella chiesa dei SS. Lo spirito combattivo di G. rimaneva in ogni caso intatto. Il 2 gennaio 1511, pur convalescente, partì da Bologna in lettiga insieme con le sue truppe: «vederò, si averò sì grossi li coglioni come ha il re di Franza!», avrebbe esclamato al momento della partenza secondo il veneziano Gerolamo Lippomano, che faceva parte del seguito papale (così come riferito da M. Sanudo nell’11° vol. Bibliografia: Fonti: L. Wadding, Annales minorum, 14° vol., Roma 1735, p. 91; Bullarium diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum, a cura di A. Tomassetti, 5° vol., Torino 1860; M. Sanudo, Diarii, a cura di R. Fulin, F. Stefani, N. Baroz et al., 58 voll., Venezia 1878-1903; J. Burckard, Diarium sive Rerum urbanarum commentarii 1483-1506, éd. Giulio II inganna colpevolmente Cesare: “Giulio sol lo nutrì di speme assai, | e quel Duca in altrui trovar credettte | quella pietà che non conobbe mai”. Economia e business. Non mancano riferimenti a G. nell’Arte della guerra: nel VII libro Fabrizio Colonna, a proposito dell’opportunità o meno di riempire d’acqua i fossi che circondano le città, opta per la soluzione «senza acqua» perché più sicura, dal momento che in inverno spesso l’acqua dei fossi ghiaccia e rende più facile l’espugnazione di una città, «come intervenne alla Mirandola, quando papa Iulio la campeggiava» (§ 20), con allusione all’assalto roveresco del 1511. L’azione fu però interrotta nell’agosto da una grave malattia (probabilmente sifilide) che sembrò condurlo alla morte, ma dalla quale improvvisamente si riprese (come già accaduto in passato): il 28 agosto era sulla via della guarigione e poteva proseguire nella sua politica ostile al concilio di Pisa e alla Francia.